giovedì 21 aprile 2011

BLOCCHI ARTICOLARI DELLA MANDIBOLA

Sono patologie molto importanti, che dipendono da una alterazione nel funzionamento dell’Articolazione Temporo Mandibolare, quella che ci permette di aprire e chiudere la bocca.
Questa è composta di una parte mandibolare, il condilo, una parte mascellare, la superficie articolare superiore, e di un menisco, fra loro.
Nella norma il movimento articolare è diviso in due fasi, una rotazione del condilo su se stesso, alla quale segue una traslazione del condilo, accompagnato dal menisco, in avanti, in tal modo la bocca si apre al suo massimo. Chiaramente i due condili, destro e sinistro devono agire insieme.
In particolari situazioni patologiche, quando il condilo si porta verso l’indietro e il menisco scappa un po’ in avanti il movimento articolare non avviene più in questo modo.

Queste situazioni scorrette predispongono alla disfunzione della funzione dell’Articolazione Temporo Mandibolare.
Questa spesso si evidenzia con:

1 – la comparsa del “ click “
2 - una alterazione nel movimento di apertura della bocca

La bocca apre sempre sino a valori normali, questa classicamente corrisponde alla possibilità di inserire tre dita fra l’arcata superiore e quella inferiore, in pratica l’apertura normale della bocca è di 43 – 46 millimetri .
Questa situazione è raramente reversibile, a meno di non eseguire una corretta e impegnativa terapia gnatologica, ma frequentemente evolve, nei casi più gravi, verso il blocco ( locking cronico ) dell’articolazione interessata. Questa mantiene la possibilità della rotazione iniziale, ma perde la traslazione finale. Questo perché il menisco si accartoccia in avanti rispetto al condilo, impedendo lo spostamento in avanti. Guardando dal davanti la bocca aprirà di meno ( due dita ) e avrà un movimento finale di apertura deviato verso il lato dove è presente il blocco.
Il paziente aprirà molto meno ( 22 – 33 millimetri ) e comparirà una sintomatologia imponente.
La sintomatologia sarà sia locale come dolore spontaneo nella zona dell’orecchio, dolore alla masticazione, fischi o ronzii ( acufeni ), oltre che difficoltà nella vita quotidiana e di relazione, visto l’impossibilità del corretto uso della bocca, che generale come cefalea, vertigini, dolori al collo o alla schiena.
Se il paziente è giovane, visto immediatamente (1–3 giorni), trattato correttamente con le giuste manovre di sblocco, si può assistere alla immediata ripresa della corretta funzione articolare e alla scomparsa della sintomatologia.
giovane paziente all’arrivo in studio dopo qualche minuto le manovre di sblocco
Se il blocco è avvenuto da molto tempo, se l’età supera i 30-35 anni, non è possibile determinare lo sbocco in maniera rapida, ma, ugualmente per i casi visti precedentemente, se imposta la corretta terapia, si assisterà alla scomparsa della sintomatologia e al miglioramento nell’apertura della bocca.

Questo avverrà nel giro di mesi e non di istanti, ma porterà alla soluzione di queste patologie spesso sotto stimate e sotto trattate, ma fonte di notevole disagio al paziente sofferente.

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lunedì 18 aprile 2011

PARODONTOPATIA

Comunemente conosciuta come "Piorrea". E' una malattia degenerativa cronica che interessa il tessuto di sostegno del dente, e cioè gengiva - radice - osso e legamento che unisce la radice all'osso. Ammalandosi il tessuto che sostiene il dente quest'ultimo non viene più sostenuto e comincia a vacillare, per poi perdersi.
Come ci accorgiamo della piorrea?
Le gengive diventano gonfie, rosse e sanguinanti. I denti sono più sensibili e cominciano a "migrare", cioè si spostano, portando a:
- dente allungato e spostato dalla posizione originaria;
- alito maleodorante;
- comparsa delle tasche sottogengivali dove si accumulano residui di cibo e batteri.
Cosa fare quando accusiamo questi disturbi gengivali?
Rivolgersi subito presso uno studio dentistico specialistico dove il Parodontologo sottoporrà il paziente ad una serie di accertamenti diagnostici:
Status Radiografico - Vengono eseguite dal parodontologo una serie di radiografie endorali che evidenziano il grado di riassorbimento dell'osso e l'eventuale presenza di tasche infraossee.
Detartrasi - Eliminazione del tartaro sopragengivale e pulizia dei denti con ultrasuoni e paste per profilassi.
Sondaggio Gengivale - Con una sonda millimetrata si vede quanto spazio c'è tra gengiva e dente. Normalmente la sonda scende al di sotto della gengiva di 2-3 millimetri; se la sonda scende oltre i 4 millimetri allora vuol dire che anche il cibo e i batteri riescono ad andare al di sotto della gengiva e, quindi, ci troviamo in presenza di "tasche sottogengivali".
Foto e impronte della bocca - Vengono fatte dal parodontologo, inoltre, delle foto e presa un'impronta di studio per completare l'iter diagnostico e poter approntare un programma e un conseguente piano di trattamento
Quali sono i trattamenti della piorrea?
Innanzi tutto bisogna dire che oggi si riesce a salvare i denti. E' chiaro che il tipo di trattamento e la prognosi dipendono dalla gravità della malattia parodontale. La terapia può essere semplice, utilizzando per la pulizia delle radici strumenti specifici detti "curette"; oppure chirurgica (resettiva - rigenerativa):
Chirurgia Resettiva - Con il bisturi il parodontologo va sotto la gengiva e si rimuove il tessuto infiammatorio, associato ad un rimodellamento osseo, con una fresa. Si eliminano, quindi, le tasche e si riposiziona la gengiva con dei punti di sutura.
Chirurgia Rigenerativa - Con questo tipo di intervento, il parodontologo oltre ad eliminare i danni gengivali e ossei causati dalla malattia parodontale, si va a ricostruire e rigenerare l'osso perduto con determinate tecniche di innesti e membrane.

mercoledì 30 marzo 2011

VERNICI AL FLUORO PER LA PREVENZIONE

Attualmente l'applicazione professionale delle vernici è aumentata e le vernici a bassa concentrazione di fluoro (0,1 per cento di F con aggiunta di silano) sono più efficaci di quelle con alta concentrazione di fluoro (5 per cento di NaF). 
Introduzione

I Servizi Sanitari dei Paesi dell'Europa settentrionale (Svezia, Norvegia, Danimarca) prevedono un programma di misure di prevenzione per tutti, dalla nascita al ventesimo anno d'età. Per quel che concerne le malattie della bocca e dei denti, la prevenzione è attuata con il coinvolgimento dei cittadini perché attuino un'alimentazione corretta e lo spazzolamento dei denti con dentifrici fluorati. I risultati sono che il 90 per cento dei bambini di tre anni è senza carie.
La ragione di questa bassa prevalenza di carie è tutta qui. Però, nonostante i controlli semestrali, vi è un incremento della carie nei denti decidui del 50 per cento dei bambini di sei anni. L'ipotesi più accreditata è che questo incremento sia dovuto all'aumentata ingestione di zuccheri raffinati e all'accumulo di microflora specifica in bocca. Come misura preventiva di supporto, in Svezia è attuata fin dagli anni Settanta, con un certo successo, l'applicazione professionale di vernici al fluoro sulle superfici dei denti dei soggetti "a rischio". I soggetti "a rischio" sono coloro che non attuano una buona igiene orale e non controllano la loro dieta: per questi è opportuna l'applicazione di vernice al fluoro. In questi soggetti la carie approssimale diminuisce fino al 25 per cento, inoltre le White spot lesions sono rimineralizzate. Mentre l'efficacia delle vernici sui denti permanenti è nota, diversi ricercatori hanno constatato che sui denti decidui è efficace solamente se la prevalenza di carie è notevole
Nel 1960 Melberg e coll. osservarono che lo smalto accumulava una considerevole quantità di fluoro, già dopo 24 ore dall'applicazione di una soluzione acida di Fluoruro fosfato. Nel 1967 Brudevold e coll., Moreover, Richardson constatarono che lo smalto trattato sarebbe dovuto essere ricoperto con un agente idrofobo. Nacque in quegli anni il Duraphat che aderiva alla superficie dello smalto anche in presenza di saliva. In seguito, basandosi sugli stessi principi, fu creato il Fluor Protector che è diverso dal Duraphat, infatti:
a) mentre quest'ultimo è una resina naturale, la colofonia, distillato dalla trementina, proveniente dal Pinus Silvestris, con l'aggiunta di fluoruro di sodio al 5 per cento, disciolto in etanolo, è di colore giallo paglierino;
b) il Fluor Protector contiene solamente lo 0,1 per cento di fluoruro come fluoruro di silano, sciolto in soluzione acquosa di etilacetato e isonilpropionato, sostanze che facilitano la diffusione dei fluoroioni e l'adesione allo smalto, è trasparente perché non ha colore.
Fluor Protector
Fluor Protector - Lacca protettiva al Fluoro 
La lacca protettiva al Fluoro Fluor Protector è la soluzione professionale per la prevenzione delle carie.
Fluor Protector sigilla i tubuli dentinali pervi in caso di colletti esposti e protegge dagli spiacevoli effetti legati all'ipersensibilità dentinale.
La protezione di Fluor Protector si basa su: 
controllo dei processi di rimineralizzazione 
penetrazione del Fluoro negli strati profondi dello smalto rimineralizzazione di lesioni cariose allo stato iniziale 
Fluor Protector è indicato per il trattamento sia di piccoli e giovani pazienti, sia di adulti. Grazie al suo basso dosaggio è persino indicato per il trattamento di pazienti in età prescolare.
Vantaggi:
Minima concentrazione di Fluoro 0,1%  Applicazione mirata nelle superfici dentali particolarmente a rischio 
Indurimento rapido e incolore 
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venerdì 25 marzo 2011

OCCLUSIONE NEUROMUSCOLARE

L’Occlusione Neuromuscolare e’ una teoria operativa gnatologica che incentra la sua attenzione, sulla componente muscolare dell’apparato stomatognatico.
Nacque dal pensiero di Bernard Jankelson, gnatologo americano, negli anni ’60. In contrasto con il pensiero gnatologico meccanicista dell’epoca che poneva al primo posto l’articolazione temporo-mandibolare, Bernard Jankelson getto’ le basi di una nuova filosofia occlusale che vedeva nel sistema neuromuscolare la chiave di lettura della fisiologia del sistema masticatorio..
Obiettivo della Occlusione Neuromuscolare è la ricerca di un rapporto mandibolo-cranico ,cioè di una posizione di occlusione delle arcate dentali, tale che i muscoli non debbano effettuare sforzi adattativi per raggiugerla e quindi non avere stati di tensione muscolare che
potrebbero dare origine a quadri algico-disfunzionali di sintomatologia varia. Oltre ai classici rumori all’articolazione della mandibola, alla difficoltà di aprire completamente la bocca, ed ai dolori in vicinanza dell’orecchio anche patologie in sedi diverse, fra loro distanti e talora anche molto lontane dalla bocca, quali la cefalea muscolo-tensiva , le cervicalgie cioè i dolori cervicali ,il torcicollo, le brachialgie cioè i dolori alle spalle, le lombalgie ecc. ecc. possono trovare origine in un alterato combaciamento delle arcate dentarie (occlusione) dovuto a perdita di elementi dentari, trattamenti ortodontici non eseguiti o incompleti, protesi dentarie incongrue.
Tutto ciò può avvenire, per un’alterata funzione muscolare dovuta alla difficoltà a far combaciare le arcate durante la deglutizione.
La deglutizione è una funzione automatica che avviene, in media, una volta al minuto. Per deglutire in modo normale dobbiamo chiudere i denti in modo che la mandibola sia solidale con il cranio e i muscoli anteriori del collo contraendosi non la muovano ma innalzino l’osso ioide.
Se l’occlusione non è correttamente posizionata i muscoli sono costretti, una volta al minuto, ad un superlavoro di adattamento e possono ,con il tempo, andare incontro ad uno stato di tensione che ne limita la funzionalità, generando dolore.
Per una azione contrattile efficace, i muscoli devono possedere un punto di forza; durante la deglutizione questo è dato dalla intercuspidazione delle arcate dentali.
Perché una intercuspidazione risulti efficace, deve rispondere ad alcuni requisiti i quali, costituiscono i principi fondamentali della Occlusione Neuromuscolare : traiettoria di chiusura, spazio libero, curve di compenso, morfologia occlusale.
Purtroppo proprio lo stato di adattamento forzato della muscolatura impedisce, spesso, di individuare una posizione di occlusione ideale; per ovviare a ciò Bernard Jankelson ha proposto (già nel 1969) di utilizzare la T.E.N.S. anche in odontoiatria.
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martedì 22 marzo 2011

Cosa è la terapia miofunzionale?

E’ una particolare forma di terapia, nata negli anni sessanta negli Stati Uniti per prevenire le recidive ortodontiche, cioè per evitare che, al momento di smontare un apparecchio ortodontico, portato a volte per anni, i denti tornino alla posizione scorretta.
Essa è rivolta al riequilibrio della muscolatura del volto e di quella della deglutizione, che sono le cause principali sia del problema ortodontico che della sua recidiva dopo il trattamento.
Con il passare del tempo ci si è resi conto che i benefici non si limitavano soltanto alla prevenzione delle recidive, ma che il paziente frequentemente abbreviava la durata del trattamento ortodontico e che si correggevano, senza volerlo, tutta una serie di problemi che il paziente presentava a livello di altri organi ed apparati.
Con la terapia miofunzionale si può apprezzare spesso un miglioramento della respirazione con riduzione di infezioni croniche di adenoidi e tonsille; anche problemi all’orecchio come otiti frequenti, prurito, ronzii, tendono a scomparire e così pure, migliorano l’udito .
Tra le patologie che mostrano un miglioramento più immediato, ci sono quelle che interessano la postura.
Molti casi di atteggiamenti scoliotici e di apparente dismetria degli arti inferiori si correggono già durante i primi mesi di un trattamento miofunzionale.
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mercoledì 16 marzo 2011

FRATTURA CORONALE RISOLTA CON FACCETTE IN CERAMICA LUMINEERS

La frattura coronale degli incisivi permanenti nei bambini è una evenienza
frequente, spesso la ricostruzione con materiali compositi significava
sacrificare ulteriore tessuto dentale per aumentare le superfici di adesione dei
compositi oggi...

.... il modo più naturale per risolvere il problema
senza correre il rischio di apportare nuovi insulti ai denti è l'applicazione
delle faccette in ceramica LUMINEERS-CERINATE , che per il loro spessore
paragonabile o ancora inferiore a quello di una lente a contatto, consente senza
toccare assolutamente il dente traumatizzato , il restauro completo del
dente,con l'utilizzo di cementi speciali e senza alcuna controindicazione.
A visione frontale di frattura
coronale grave a carico dell'incisivo laterale di destra e dell'incisivo
centrale di destra.
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venerdì 11 marzo 2011

IMPORTANTE L'IGIENE ORALE IN GRAVIDANZA

Non tutti sanno che durante il periodo della gravidanza denti e gengive hanno bisogno di cure particolari. Gengiviti e sanguinamenti colpiscono infatti un'altissima percentuale di donne incinte, con intensità e sintomi variabili.
Nel corso dei nove mesi che precedono il parto, l’organismo della donna si modifica per adattarsi alla nuova situazione e garantire la buona crescita del bambino. Uno dei principali cambiamenti riguarda la quantità di sangue in circolo, che aumenta fino quasi a raddoppiare: lo scopo è quello di assicurare una corretta irrorazione di tutti gli organi della mamma, nonché quelli di nuova formazione.
“Con l’aumentare della quantità di sangue, - spiega il Dott. Monda - i vasi sanguigni subiscono una sensibile dilatazione; allo stesso tempo, anche le pareti divengono più permeabili, provocando la fuoriuscita della parte acquosa presente nel sangue. Questi liquidi fuoriescono verso i tessuti , facendo sì che tutte le mucose del corpo comprese quelle gengivali assumano un caratteristico turgore, rigonfiamento.
L'infiammazione dei tessuti può provocare dolore e sanguinamento, specie negli ultimi mesi di gravidanza, anche in seguito alla normale pulizia quotidiana con lo spazzolino, per evitare ciò occorre soprattutto durante i primi tre mesi di gravidanza una buona igiene orale e frequenti visite dall'odontoiatra.
Talvolta puo' accadere che queste infiammazioni siano molto importanti al punto da formare delle vere e proprie escrescenze.
In questo caso l'odontoiatra con una gengivectomia reciderà la parte in eccesso:
oggi la gengivectomia fatta con il laser non è cruenta e non necessita se non in qualche raro caso neppure dell'anestesia (l'uso dell'anestetico può essere pericoloso in una donna in gravidanza).
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