Lifting facciale? Roba superata Più risultati con l’Oralift Arriva dall’Inghilterra lo strumento che potrebbe mandare definitivamente in pensione il bisturi, usato dai chirurghi per i vari tipi di lifting. Un dentista londinese ha infatti ide
Il miracoloso attrezzo, stando alle parole dell’inventore, il dottor Nick Mohindra, è inoltre in grado di marcare gli zigomi, rendere più liscia la pelle, ridisegnare la linea della guancia e migliorare labbra e capelli. Il prodigioso strumento, ribattezzato Oralift, ha un costo di circa 3.600 euro ma "può trasformare un brutto anatroccolo in un cigno. La gente – spiega Mohindra - spende delle vere e proprie fortune in chirurgia plastica e spesso non ottiene il risultato desiderato. Con Oralift si può scolpire il viso senza servirsi di uno scalpello".
L’idea di creare l’Oralift è nata per caso. Il dentista ha infatti sviluppato il suo apparecchio anti-età partendo da un’altra idea che si limitava però ad alterare soltanto la posizione dei denti. La protesi, anche se trasparente, va usata di notte e deve essere tolta prima di uscire di casa. Chi la indossa, commenta orgoglioso il dottore, “risulta dai 5 ai 20 anni più giovane”.
Tra le clienti-pazienti di Mohindra la più famosa è la 58enne Janan Harb, vedova del re saudita Fahd che, testato il prodotto ha scritto sul sito internet del dentista: “Mi ha ridato l'aspetto che avevo in gioventù. E' straordinario".
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Studiare odontoiatria in Romania
venerdì 9 settembre 2011
martedì 24 maggio 2011
AGOPUNTURA IN ODONTOIATRIA
L’Odontoiatria moderna sembra essere il settore meno adeguato all’utilizzo di discipline e metodiche Non Convenzionali. Essa infatti si disloca in un ambito che appare estremamente meccanicistico e riduzionista.
Invece da qualche tempo la Medicina Accademica riconosce sempre più al Cavo Orale un’importanza che va ben oltre i suoi confini anatomo-topografici.
La rilevanza di tale apparato diventa notevolissima nella concezione olistica del paziente, tipica, peraltro, del pensiero medico puro fin dai tempi di Ippocrate.
Se in Medicina Occidentale questa consapevolezza si basa su una serie di fattori fra cui i rapporti di stretta contiguità che esso contrae con le vie vegetative afferenti ed efferenti del sistema nervoso centrale, con i suoi vasi arteriosi, venosi e linfatici che in parte condivide, o sul vasto numero di funzioni basilari svolte che vanno dal linguaggio al ruolo immunitario, in MTC [MEDICINA TRADIZIONALE CINESE] il cavo orale è l’unico distretto dell’organismo dove passano direttamente o indirettamente tutti i Meridiani Energetici, i denti ed il parodonto sono considerati in stretto rapporto di interdipendenza con specifici territori e funzioni dell’organismo, la lingua è vista come specchio di situazioni organico-immunitarie e la stessa ATM, ARTICOLAZIONE TEMPORO-MANDIBOLARE, è ritenuta un fondamentale centro regolatore di energia del corpo.
Quindi pur usando un linguaggio diverso sembra sempre più che i concetti riconoscano matrici sovrapponibili. In considerazione di ciò anche le modalità ufficiali di cura e prevenzione delle sue problematiche vanno assumendo i contorni di una medicina odontoiatrica di ampio respiro non limitata in un ambito locale e tecnicistico.
Introdurre perciò la MTC e l’agopuntura nel trattamento delle patologie odontoiatriche, al contrario di quanto si poteva avvertire in passato, non suscita più un senso di inadeguatezza e forzatura terapeutica.
A conferma di ciò il Parlamento Britannico, in un documento del 2001, auspica l’avvicinamento di medici e odontoiatri alla MEDICINA TRADIZIONALE CINESE, anche attraverso corsi pratici di poche ore, così da avere tra le mani uno strumento efficace e relativamente semplice da utilizzare. Tale imprimatur deriva anche dalle storiche conclusioni a cui è giunto il Consensus Conference statunitense dei NIH [NATIONAL INSTITUTES OF HEALTH] che nel 1997 ha riconosciuto l’efficacia dell’agopuntura nel trattamento dei vari tipi di dolore, fra cui quello odontoiatrico, oltre che in altri aspetti di svariati contesti nosologici.
È pensiero comune che l’agopuntura curi soprattutto il sintomo dolore, ed in parte è vero, infatti le nevralgie, i dolori reumatici ed altre algie vengono incontestabilmente migliorate da essa; peraltro quando venne introdotta in occidente si utilizzò soprattutto in ambito universitario per le anestesie chirurgiche. In realtà non è solo terapia del sintomo ma soprattutto delle cause. Invero è principalmente indicata in patologie croniche, immunitarie, virali e psichiche perché permette, tramite il riequilibrio energetico, un recupero dell’autoregolazione e quindi della capacità di guarire. Tuttavia rimane il fatto che è maggiormente conosciuta per i suoi effetti più immediati quali appunto quello analgesico ma anche antiflogistico, antiedemigeno, miorilassante e vasculotrofico. Proprio tali azioni la rendono estremamente opportuna nella cura di Denti, Parodonto ed ATM.
Invece da qualche tempo la Medicina Accademica riconosce sempre più al Cavo Orale un’importanza che va ben oltre i suoi confini anatomo-topografici.
La rilevanza di tale apparato diventa notevolissima nella concezione olistica del paziente, tipica, peraltro, del pensiero medico puro fin dai tempi di Ippocrate.
Se in Medicina Occidentale questa consapevolezza si basa su una serie di fattori fra cui i rapporti di stretta contiguità che esso contrae con le vie vegetative afferenti ed efferenti del sistema nervoso centrale, con i suoi vasi arteriosi, venosi e linfatici che in parte condivide, o sul vasto numero di funzioni basilari svolte che vanno dal linguaggio al ruolo immunitario, in MTC [MEDICINA TRADIZIONALE CINESE] il cavo orale è l’unico distretto dell’organismo dove passano direttamente o indirettamente tutti i Meridiani Energetici, i denti ed il parodonto sono considerati in stretto rapporto di interdipendenza con specifici territori e funzioni dell’organismo, la lingua è vista come specchio di situazioni organico-immunitarie e la stessa ATM, ARTICOLAZIONE TEMPORO-MANDIBOLARE, è ritenuta un fondamentale centro regolatore di energia del corpo.
Quindi pur usando un linguaggio diverso sembra sempre più che i concetti riconoscano matrici sovrapponibili. In considerazione di ciò anche le modalità ufficiali di cura e prevenzione delle sue problematiche vanno assumendo i contorni di una medicina odontoiatrica di ampio respiro non limitata in un ambito locale e tecnicistico.
Introdurre perciò la MTC e l’agopuntura nel trattamento delle patologie odontoiatriche, al contrario di quanto si poteva avvertire in passato, non suscita più un senso di inadeguatezza e forzatura terapeutica.
A conferma di ciò il Parlamento Britannico, in un documento del 2001, auspica l’avvicinamento di medici e odontoiatri alla MEDICINA TRADIZIONALE CINESE, anche attraverso corsi pratici di poche ore, così da avere tra le mani uno strumento efficace e relativamente semplice da utilizzare. Tale imprimatur deriva anche dalle storiche conclusioni a cui è giunto il Consensus Conference statunitense dei NIH [NATIONAL INSTITUTES OF HEALTH] che nel 1997 ha riconosciuto l’efficacia dell’agopuntura nel trattamento dei vari tipi di dolore, fra cui quello odontoiatrico, oltre che in altri aspetti di svariati contesti nosologici.
È pensiero comune che l’agopuntura curi soprattutto il sintomo dolore, ed in parte è vero, infatti le nevralgie, i dolori reumatici ed altre algie vengono incontestabilmente migliorate da essa; peraltro quando venne introdotta in occidente si utilizzò soprattutto in ambito universitario per le anestesie chirurgiche. In realtà non è solo terapia del sintomo ma soprattutto delle cause. Invero è principalmente indicata in patologie croniche, immunitarie, virali e psichiche perché permette, tramite il riequilibrio energetico, un recupero dell’autoregolazione e quindi della capacità di guarire. Tuttavia rimane il fatto che è maggiormente conosciuta per i suoi effetti più immediati quali appunto quello analgesico ma anche antiflogistico, antiedemigeno, miorilassante e vasculotrofico. Proprio tali azioni la rendono estremamente opportuna nella cura di Denti, Parodonto ed ATM.
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martedì 10 maggio 2011
IPNOSI ED IPNOTERAPIA
L’ipnosi fa riferimento ad uno stato modificato di coscienza e al modo, che si è venuto a determinare nella cultura occidentale, di indurlo mediante una serie di manovre -verbali e non verbali- atte a facilitarlo “a comando”. Questa modificazione, soprattuttoin alcune persone, è molto evidente soprattutto attraverso la fenomenologia ipnotica. Il suo carattere, per certi versi ancor oggi misterioso, rende l‘ipnosi affascinante sia per il ricercatore, sia per il clinico, e sia per il pubblico. Per questo l’ipnosi trova un suo spazio anche nel mondo dello spettacolo, oltre che in quello della ricerca e della cura.
L’ipnosi si situa tuttavia nell’ambito delle conoscenze applicative proprie della professione di psicologo, e per questo il suo uso da parte di persone “non accreditate” viene contrastato e perseguito. Nell’ambito strettamente sanitario, tuttavia, altre due figure hanno a pieno titolo la possibilità di apprendere e utilizzare l’ipnosi (non in un ambito di psicoterapia): il medico e l’odontoiatra.
Il medico ha la possibilità di utilizzare l’ipnosi non solo come approccio psicologico efficace alla relazione medico-paziente (la comunicazione ipnotica, il rapporto terapeutico, …) ma anche e soprattutto come tecnica aggiuntiva dei vari trattamenti medici.
Il dolore, cronico e acuto, è certamente l’oggetto privilegiato di intervento del medico che usa l’ipnosi clinica (malattie terminali, grandi ustionati, procedure mediche dolorose)
In ginecologia e ostetricia l’ipnosi viene utilizzata nella preparazione al parto per massimizzare poi, durante la fase del parto vero e proprio, le potenzialità analgesiche naturali della donna
Nella medicina dello sport l’ipnosi viene spesso utilizzata come intervento per facilitare il recupero di atleti che hanno subito traumi o come supporto psicologico per l’allenamento
In psicosomatica l’ipnosi è uno strumento estremamente utile perché permette al medico di “arrivare” laddove il confine tra psiche e soma è ancora più labile
In dermatologia, perché molte problematiche dermatologiche (ad esempio: pruriti, alopecia areata, …) non hanno ancora trovato una loro causa prettamente fisica e una cura soltanto medica. In dermatologia interessante è l’efficacia dell’ipnosi nel trattamento delle verruche
L’odontoiatra trova nell’ipnosi clinica il modello di psicologia più calzante, “immediato”, e soprattutto efficace per il suo lavoro. Tipico che l’odontoiatra usi l’ipnosi per affrontare:
Le paure del paziente (la paura del trattamento odontoiatrico, pur essendo una fobia –e quindi necessitare di un intervento psicoterapico, può essere affrontata dall’odontoiatra soprattutto nella sua veste “reattiva” ad alcuni stimoli paurosi)
Il modo di affrontare il dolore. In alcuni casi specifici, in cui non può essere utilizzato alcun anestetico, l’ipnosi garantisce un’efficacia certamente importante
Il riflesso del vomito.
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L’ipnosi si situa tuttavia nell’ambito delle conoscenze applicative proprie della professione di psicologo, e per questo il suo uso da parte di persone “non accreditate” viene contrastato e perseguito. Nell’ambito strettamente sanitario, tuttavia, altre due figure hanno a pieno titolo la possibilità di apprendere e utilizzare l’ipnosi (non in un ambito di psicoterapia): il medico e l’odontoiatra.
Il medico ha la possibilità di utilizzare l’ipnosi non solo come approccio psicologico efficace alla relazione medico-paziente (la comunicazione ipnotica, il rapporto terapeutico, …) ma anche e soprattutto come tecnica aggiuntiva dei vari trattamenti medici.
Il dolore, cronico e acuto, è certamente l’oggetto privilegiato di intervento del medico che usa l’ipnosi clinica (malattie terminali, grandi ustionati, procedure mediche dolorose)
In ginecologia e ostetricia l’ipnosi viene utilizzata nella preparazione al parto per massimizzare poi, durante la fase del parto vero e proprio, le potenzialità analgesiche naturali della donna
Nella medicina dello sport l’ipnosi viene spesso utilizzata come intervento per facilitare il recupero di atleti che hanno subito traumi o come supporto psicologico per l’allenamento
In psicosomatica l’ipnosi è uno strumento estremamente utile perché permette al medico di “arrivare” laddove il confine tra psiche e soma è ancora più labile
In dermatologia, perché molte problematiche dermatologiche (ad esempio: pruriti, alopecia areata, …) non hanno ancora trovato una loro causa prettamente fisica e una cura soltanto medica. In dermatologia interessante è l’efficacia dell’ipnosi nel trattamento delle verruche
L’odontoiatra trova nell’ipnosi clinica il modello di psicologia più calzante, “immediato”, e soprattutto efficace per il suo lavoro. Tipico che l’odontoiatra usi l’ipnosi per affrontare:
Le paure del paziente (la paura del trattamento odontoiatrico, pur essendo una fobia –e quindi necessitare di un intervento psicoterapico, può essere affrontata dall’odontoiatra soprattutto nella sua veste “reattiva” ad alcuni stimoli paurosi)
Il modo di affrontare il dolore. In alcuni casi specifici, in cui non può essere utilizzato alcun anestetico, l’ipnosi garantisce un’efficacia certamente importante
Il riflesso del vomito.
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sabato 7 maggio 2011
ANALGESIA CON PROTOSSIDO D'AZOTO
La sedazione cosciente e' una situazione di rilassamento psichico e muscolare con relativa analgesia e mantenimento della collaborazione attiva del paziente che non perde ne' la coscienza ne' i riflessi della deglutizione e della tosse.
In odontoiatria questa condizione viene raggiunta mediante somministrazione di protossido d'azoto e ossigeno. I vantaggi di questa tecnica sono molti, l'induzione veloce, l'assoluta mancanza di rischi, la semplicita' della metodica da parte dell'operatore, una sensazione piacevole e una rapida eliminazione della sostanza che consente di lasciare lo studio subito dopo l'intervento da parte del paziente. Questa tecnica eseguita con moderne apparecchiature, sedation machines, appositamente tarate trova indicazione in tutti gli interventi odontoiatrici dalla semplice detartrasi ai piu' complessi interventi di chirurgia orale soprattutto in quei pazienti che manifestano un elevato livello di ansia migliorandone il livello esecutivo e abbreviandone considerevolmente i tempi.
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giovedì 21 aprile 2011
BLOCCHI ARTICOLARI DELLA MANDIBOLA
Sono patologie molto importanti, che dipendono da una alterazione nel funzionamento dell’Articolazione Temporo Mandibolare, quella che ci permette di aprire e chiudere la bocca.
Questa è composta di una parte mandibolare, il condilo, una parte mascellare, la superficie articolare superiore, e di un menisco, fra loro.
Nella norma il movimento articolare è diviso in due fasi, una rotazione del condilo su se stesso, alla quale segue una traslazione del condilo, accompagnato dal menisco, in avanti, in tal modo la bocca si apre al suo massimo. Chiaramente i due condili, destro e sinistro devono agire insieme.
In particolari situazioni patologiche, quando il condilo si porta verso l’indietro e il menisco scappa un po’ in avanti il movimento articolare non avviene più in questo modo.
Queste situazioni scorrette predispongono alla disfunzione della funzione dell’Articolazione Temporo Mandibolare.
Questa spesso si evidenzia con:
1 – la comparsa del “ click “
2 - una alterazione nel movimento di apertura della bocca
La bocca apre sempre sino a valori normali, questa classicamente corrisponde alla possibilità di inserire tre dita fra l’arcata superiore e quella inferiore, in pratica l’apertura normale della bocca è di 43 – 46 millimetri .
Questa situazione è raramente reversibile, a meno di non eseguire una corretta e impegnativa terapia gnatologica, ma frequentemente evolve, nei casi più gravi, verso il blocco ( locking cronico ) dell’articolazione interessata. Questa mantiene la possibilità della rotazione iniziale, ma perde la traslazione finale. Questo perché il menisco si accartoccia in avanti rispetto al condilo, impedendo lo spostamento in avanti. Guardando dal davanti la bocca aprirà di meno ( due dita ) e avrà un movimento finale di apertura deviato verso il lato dove è presente il blocco.
Il paziente aprirà molto meno ( 22 – 33 millimetri ) e comparirà una sintomatologia imponente.
La sintomatologia sarà sia locale come dolore spontaneo nella zona dell’orecchio, dolore alla masticazione, fischi o ronzii ( acufeni ), oltre che difficoltà nella vita quotidiana e di relazione, visto l’impossibilità del corretto uso della bocca, che generale come cefalea, vertigini, dolori al collo o alla schiena.
Se il paziente è giovane, visto immediatamente (1–3 giorni), trattato correttamente con le giuste manovre di sblocco, si può assistere alla immediata ripresa della corretta funzione articolare e alla scomparsa della sintomatologia.
giovane paziente all’arrivo in studio dopo qualche minuto le manovre di sblocco
Se il blocco è avvenuto da molto tempo, se l’età supera i 30-35 anni, non è possibile determinare lo sbocco in maniera rapida, ma, ugualmente per i casi visti precedentemente, se imposta la corretta terapia, si assisterà alla scomparsa della sintomatologia e al miglioramento nell’apertura della bocca.
Questo avverrà nel giro di mesi e non di istanti, ma porterà alla soluzione di queste patologie spesso sotto stimate e sotto trattate, ma fonte di notevole disagio al paziente sofferente.
Questa è composta di una parte mandibolare, il condilo, una parte mascellare, la superficie articolare superiore, e di un menisco, fra loro.
Nella norma il movimento articolare è diviso in due fasi, una rotazione del condilo su se stesso, alla quale segue una traslazione del condilo, accompagnato dal menisco, in avanti, in tal modo la bocca si apre al suo massimo. Chiaramente i due condili, destro e sinistro devono agire insieme.
In particolari situazioni patologiche, quando il condilo si porta verso l’indietro e il menisco scappa un po’ in avanti il movimento articolare non avviene più in questo modo.
Queste situazioni scorrette predispongono alla disfunzione della funzione dell’Articolazione Temporo Mandibolare.
Questa spesso si evidenzia con:
1 – la comparsa del “ click “
2 - una alterazione nel movimento di apertura della bocca
La bocca apre sempre sino a valori normali, questa classicamente corrisponde alla possibilità di inserire tre dita fra l’arcata superiore e quella inferiore, in pratica l’apertura normale della bocca è di 43 – 46 millimetri .
Questa situazione è raramente reversibile, a meno di non eseguire una corretta e impegnativa terapia gnatologica, ma frequentemente evolve, nei casi più gravi, verso il blocco ( locking cronico ) dell’articolazione interessata. Questa mantiene la possibilità della rotazione iniziale, ma perde la traslazione finale. Questo perché il menisco si accartoccia in avanti rispetto al condilo, impedendo lo spostamento in avanti. Guardando dal davanti la bocca aprirà di meno ( due dita ) e avrà un movimento finale di apertura deviato verso il lato dove è presente il blocco.
Il paziente aprirà molto meno ( 22 – 33 millimetri ) e comparirà una sintomatologia imponente.
La sintomatologia sarà sia locale come dolore spontaneo nella zona dell’orecchio, dolore alla masticazione, fischi o ronzii ( acufeni ), oltre che difficoltà nella vita quotidiana e di relazione, visto l’impossibilità del corretto uso della bocca, che generale come cefalea, vertigini, dolori al collo o alla schiena.
Se il paziente è giovane, visto immediatamente (1–3 giorni), trattato correttamente con le giuste manovre di sblocco, si può assistere alla immediata ripresa della corretta funzione articolare e alla scomparsa della sintomatologia.
giovane paziente all’arrivo in studio dopo qualche minuto le manovre di sblocco
Se il blocco è avvenuto da molto tempo, se l’età supera i 30-35 anni, non è possibile determinare lo sbocco in maniera rapida, ma, ugualmente per i casi visti precedentemente, se imposta la corretta terapia, si assisterà alla scomparsa della sintomatologia e al miglioramento nell’apertura della bocca.
Questo avverrà nel giro di mesi e non di istanti, ma porterà alla soluzione di queste patologie spesso sotto stimate e sotto trattate, ma fonte di notevole disagio al paziente sofferente.
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lunedì 18 aprile 2011
PARODONTOPATIA
Comunemente conosciuta come "Piorrea". E' una malattia degenerativa cronica che interessa il tessuto di sostegno del dente, e cioè gengiva - radice - osso e legamento che unisce la radice all'osso. Ammalandosi il tessuto che sostiene il dente quest'ultimo non viene più sostenuto e comincia a vacillare, per poi perdersi.
Come ci accorgiamo della piorrea?
Le gengive diventano gonfie, rosse e sanguinanti. I denti sono più sensibili e cominciano a "migrare", cioè si spostano, portando a:
- dente allungato e spostato dalla posizione originaria;
- alito maleodorante;
- comparsa delle tasche sottogengivali dove si accumulano residui di cibo e batteri.
Cosa fare quando accusiamo questi disturbi gengivali?
Rivolgersi subito presso uno studio dentistico specialistico dove il Parodontologo sottoporrà il paziente ad una serie di accertamenti diagnostici:
Status Radiografico - Vengono eseguite dal parodontologo una serie di radiografie endorali che evidenziano il grado di riassorbimento dell'osso e l'eventuale presenza di tasche infraossee.
Detartrasi - Eliminazione del tartaro sopragengivale e pulizia dei denti con ultrasuoni e paste per profilassi.
Sondaggio Gengivale - Con una sonda millimetrata si vede quanto spazio c'è tra gengiva e dente. Normalmente la sonda scende al di sotto della gengiva di 2-3 millimetri; se la sonda scende oltre i 4 millimetri allora vuol dire che anche il cibo e i batteri riescono ad andare al di sotto della gengiva e, quindi, ci troviamo in presenza di "tasche sottogengivali".
Foto e impronte della bocca - Vengono fatte dal parodontologo, inoltre, delle foto e presa un'impronta di studio per completare l'iter diagnostico e poter approntare un programma e un conseguente piano di trattamento
Quali sono i trattamenti della piorrea?
Innanzi tutto bisogna dire che oggi si riesce a salvare i denti. E' chiaro che il tipo di trattamento e la prognosi dipendono dalla gravità della malattia parodontale. La terapia può essere semplice, utilizzando per la pulizia delle radici strumenti specifici detti "curette"; oppure chirurgica (resettiva - rigenerativa):
Chirurgia Resettiva - Con il bisturi il parodontologo va sotto la gengiva e si rimuove il tessuto infiammatorio, associato ad un rimodellamento osseo, con una fresa. Si eliminano, quindi, le tasche e si riposiziona la gengiva con dei punti di sutura.
Chirurgia Rigenerativa - Con questo tipo di intervento, il parodontologo oltre ad eliminare i danni gengivali e ossei causati dalla malattia parodontale, si va a ricostruire e rigenerare l'osso perduto con determinate tecniche di innesti e membrane.
Come ci accorgiamo della piorrea?
Le gengive diventano gonfie, rosse e sanguinanti. I denti sono più sensibili e cominciano a "migrare", cioè si spostano, portando a:
- dente allungato e spostato dalla posizione originaria;
- alito maleodorante;
- comparsa delle tasche sottogengivali dove si accumulano residui di cibo e batteri.
Cosa fare quando accusiamo questi disturbi gengivali?
Rivolgersi subito presso uno studio dentistico specialistico dove il Parodontologo sottoporrà il paziente ad una serie di accertamenti diagnostici:
Status Radiografico - Vengono eseguite dal parodontologo una serie di radiografie endorali che evidenziano il grado di riassorbimento dell'osso e l'eventuale presenza di tasche infraossee.
Detartrasi - Eliminazione del tartaro sopragengivale e pulizia dei denti con ultrasuoni e paste per profilassi.
Sondaggio Gengivale - Con una sonda millimetrata si vede quanto spazio c'è tra gengiva e dente. Normalmente la sonda scende al di sotto della gengiva di 2-3 millimetri; se la sonda scende oltre i 4 millimetri allora vuol dire che anche il cibo e i batteri riescono ad andare al di sotto della gengiva e, quindi, ci troviamo in presenza di "tasche sottogengivali".
Foto e impronte della bocca - Vengono fatte dal parodontologo, inoltre, delle foto e presa un'impronta di studio per completare l'iter diagnostico e poter approntare un programma e un conseguente piano di trattamento
Quali sono i trattamenti della piorrea?
Innanzi tutto bisogna dire che oggi si riesce a salvare i denti. E' chiaro che il tipo di trattamento e la prognosi dipendono dalla gravità della malattia parodontale. La terapia può essere semplice, utilizzando per la pulizia delle radici strumenti specifici detti "curette"; oppure chirurgica (resettiva - rigenerativa):
Chirurgia Resettiva - Con il bisturi il parodontologo va sotto la gengiva e si rimuove il tessuto infiammatorio, associato ad un rimodellamento osseo, con una fresa. Si eliminano, quindi, le tasche e si riposiziona la gengiva con dei punti di sutura.
Chirurgia Rigenerativa - Con questo tipo di intervento, il parodontologo oltre ad eliminare i danni gengivali e ossei causati dalla malattia parodontale, si va a ricostruire e rigenerare l'osso perduto con determinate tecniche di innesti e membrane.
mercoledì 30 marzo 2011
VERNICI AL FLUORO PER LA PREVENZIONE
Attualmente l'applicazione professionale delle vernici è aumentata e le vernici a bassa concentrazione di fluoro (0,1 per cento di F con aggiunta di silano) sono più efficaci di quelle con alta concentrazione di fluoro (5 per cento di NaF).
Introduzione
I Servizi Sanitari dei Paesi dell'Europa settentrionale (Svezia, Norvegia, Danimarca) prevedono un programma di misure di prevenzione per tutti, dalla nascita al ventesimo anno d'età. Per quel che concerne le malattie della bocca e dei denti, la prevenzione è attuata con il coinvolgimento dei cittadini perché attuino un'alimentazione corretta e lo spazzolamento dei denti con dentifrici fluorati. I risultati sono che il 90 per cento dei bambini di tre anni è senza carie.
La ragione di questa bassa prevalenza di carie è tutta qui. Però, nonostante i controlli semestrali, vi è un incremento della carie nei denti decidui del 50 per cento dei bambini di sei anni. L'ipotesi più accreditata è che questo incremento sia dovuto all'aumentata ingestione di zuccheri raffinati e all'accumulo di microflora specifica in bocca. Come misura preventiva di supporto, in Svezia è attuata fin dagli anni Settanta, con un certo successo, l'applicazione professionale di vernici al fluoro sulle superfici dei denti dei soggetti "a rischio". I soggetti "a rischio" sono coloro che non attuano una buona igiene orale e non controllano la loro dieta: per questi è opportuna l'applicazione di vernice al fluoro. In questi soggetti la carie approssimale diminuisce fino al 25 per cento, inoltre le White spot lesions sono rimineralizzate. Mentre l'efficacia delle vernici sui denti permanenti è nota, diversi ricercatori hanno constatato che sui denti decidui è efficace solamente se la prevalenza di carie è notevole
Nel 1960 Melberg e coll. osservarono che lo smalto accumulava una considerevole quantità di fluoro, già dopo 24 ore dall'applicazione di una soluzione acida di Fluoruro fosfato. Nel 1967 Brudevold e coll., Moreover, Richardson constatarono che lo smalto trattato sarebbe dovuto essere ricoperto con un agente idrofobo. Nacque in quegli anni il Duraphat che aderiva alla superficie dello smalto anche in presenza di saliva. In seguito, basandosi sugli stessi principi, fu creato il Fluor Protector che è diverso dal Duraphat, infatti:
a) mentre quest'ultimo è una resina naturale, la colofonia, distillato dalla trementina, proveniente dal Pinus Silvestris, con l'aggiunta di fluoruro di sodio al 5 per cento, disciolto in etanolo, è di colore giallo paglierino;
b) il Fluor Protector contiene solamente lo 0,1 per cento di fluoruro come fluoruro di silano, sciolto in soluzione acquosa di etilacetato e isonilpropionato, sostanze che facilitano la diffusione dei fluoroioni e l'adesione allo smalto, è trasparente perché non ha colore.
Fluor Protector
Fluor Protector - Lacca protettiva al Fluoro
La lacca protettiva al Fluoro Fluor Protector è la soluzione professionale per la prevenzione delle carie.
Fluor Protector sigilla i tubuli dentinali pervi in caso di colletti esposti e protegge dagli spiacevoli effetti legati all'ipersensibilità dentinale.
La protezione di Fluor Protector si basa su:
controllo dei processi di rimineralizzazione
penetrazione del Fluoro negli strati profondi dello smalto rimineralizzazione di lesioni cariose allo stato iniziale
Fluor Protector è indicato per il trattamento sia di piccoli e giovani pazienti, sia di adulti. Grazie al suo basso dosaggio è persino indicato per il trattamento di pazienti in età prescolare.
Vantaggi:
Minima concentrazione di Fluoro 0,1% Applicazione mirata nelle superfici dentali particolarmente a rischio
Indurimento rapido e incolore
Introduzione
I Servizi Sanitari dei Paesi dell'Europa settentrionale (Svezia, Norvegia, Danimarca) prevedono un programma di misure di prevenzione per tutti, dalla nascita al ventesimo anno d'età. Per quel che concerne le malattie della bocca e dei denti, la prevenzione è attuata con il coinvolgimento dei cittadini perché attuino un'alimentazione corretta e lo spazzolamento dei denti con dentifrici fluorati. I risultati sono che il 90 per cento dei bambini di tre anni è senza carie.
La ragione di questa bassa prevalenza di carie è tutta qui. Però, nonostante i controlli semestrali, vi è un incremento della carie nei denti decidui del 50 per cento dei bambini di sei anni. L'ipotesi più accreditata è che questo incremento sia dovuto all'aumentata ingestione di zuccheri raffinati e all'accumulo di microflora specifica in bocca. Come misura preventiva di supporto, in Svezia è attuata fin dagli anni Settanta, con un certo successo, l'applicazione professionale di vernici al fluoro sulle superfici dei denti dei soggetti "a rischio". I soggetti "a rischio" sono coloro che non attuano una buona igiene orale e non controllano la loro dieta: per questi è opportuna l'applicazione di vernice al fluoro. In questi soggetti la carie approssimale diminuisce fino al 25 per cento, inoltre le White spot lesions sono rimineralizzate. Mentre l'efficacia delle vernici sui denti permanenti è nota, diversi ricercatori hanno constatato che sui denti decidui è efficace solamente se la prevalenza di carie è notevole
Nel 1960 Melberg e coll. osservarono che lo smalto accumulava una considerevole quantità di fluoro, già dopo 24 ore dall'applicazione di una soluzione acida di Fluoruro fosfato. Nel 1967 Brudevold e coll., Moreover, Richardson constatarono che lo smalto trattato sarebbe dovuto essere ricoperto con un agente idrofobo. Nacque in quegli anni il Duraphat che aderiva alla superficie dello smalto anche in presenza di saliva. In seguito, basandosi sugli stessi principi, fu creato il Fluor Protector che è diverso dal Duraphat, infatti:
a) mentre quest'ultimo è una resina naturale, la colofonia, distillato dalla trementina, proveniente dal Pinus Silvestris, con l'aggiunta di fluoruro di sodio al 5 per cento, disciolto in etanolo, è di colore giallo paglierino;
b) il Fluor Protector contiene solamente lo 0,1 per cento di fluoruro come fluoruro di silano, sciolto in soluzione acquosa di etilacetato e isonilpropionato, sostanze che facilitano la diffusione dei fluoroioni e l'adesione allo smalto, è trasparente perché non ha colore.
Fluor Protector
Fluor Protector - Lacca protettiva al Fluoro
La lacca protettiva al Fluoro Fluor Protector è la soluzione professionale per la prevenzione delle carie.
Fluor Protector sigilla i tubuli dentinali pervi in caso di colletti esposti e protegge dagli spiacevoli effetti legati all'ipersensibilità dentinale.
La protezione di Fluor Protector si basa su:
controllo dei processi di rimineralizzazione
penetrazione del Fluoro negli strati profondi dello smalto rimineralizzazione di lesioni cariose allo stato iniziale
Fluor Protector è indicato per il trattamento sia di piccoli e giovani pazienti, sia di adulti. Grazie al suo basso dosaggio è persino indicato per il trattamento di pazienti in età prescolare.
Vantaggi:
Minima concentrazione di Fluoro 0,1% Applicazione mirata nelle superfici dentali particolarmente a rischio
Indurimento rapido e incolore
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