Nella ricerca di correlazioni tra i canoni convenzionali di approccio ai
disordini temporo-mandibolari e quanto la Medicina Tradizionale Cinese possa
permettere di considerare in gnatologia ( in ambito diagnostico e terapeutico),
ci siamo convinti sempre più che in un inquadramento serio non si possa mai
prescindere da una, pur breve, considerazione anatomo-fisiologica
dell’articolazione. Uno dei rischi più frequenti riguarda la possibilità che la
valutazione diagnostica e la conseguentemente impostazione terapeutica vengano
eseguite senza che vi sia adeguata conoscenza dei fondamenti fisiopatologici
dell’ATM.
Rumori o algie più o meno simili possono descrivere situazioni
differenti, alterazioni non evidenziabili con facilità, nascondere problematiche
presenti e spesso croncizzate ed adattatesi spontaneamente. Per formulare una
diagnosi corretta è indispensabile sapere cosa cercare e soprattutto come
cercare.
Non è sicuramente sufficiente accomunare ( per presenza
concomitante ) una cefalea muscolo- tensiva ad una malocclusione ad uno spasmo
della muscolatura elevatoria per diagnosticare patologia dell’articolazione
temporo mandibolare o DTM. Si potrebbe altrettanto facilmente verificare infatti
che un soggetto con iperfunzione muscolare masticatoria (ed il più delle volte
associata a tensioni muscolare generalizzata) modifichi il suo pattern di
crescita oro-facciale (9) e, ad esempio, sviluppi una malocclusione conseguente
e non primaria rispetto al disturbo funzionale.
In tale soggetto,
l’iperfunzione muscolare ( e non la malocclusione) e lo stato continuo di
tensione, possono generare prima o poi cefalea tensiva, dorsalgie, lombalgie,
rachialgie; l’alterazione emotiva ( rabbia, frustrazione, repressione ecc…) che
produce spesso questa condizione può contemporaneamente produrre gastralgie,
turbe dell’alvo, colonpatie funzionali, disturbi del sonno e molto altro
ancora..
Questa “parafunzione ad origine centrale” richiederebbe un aiuto
sistemico (il più delle volte neurologico, psichiatrico o
psicologico-comportamentale) per innalzare il livello di resistenza al fattore
stressogeno del paziente (2, 3) e ridurre la sovrasollecitazione muscolare e
neurologica.
In questo caso lavorare unicamente sulla malocclusione (
ricordiamo “ effetto” e non causa del problema primario) può avere unicamente
uno scopo “ stabilizzante” sulla posizione condilare all’interno della fossa… e
nulla più.
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