GENGIVALI L'infezione gengivale cronica meglio nota come "periodontite" rappresenta un serio pericolo che non minaccia infatti solo la salute dei denti, ma provoca anche ispessimenti delle pareti dei vasi sanguigni, mettendo a rischio il benessere dell'apparat E' la estrema sintesi di uno studio del gruppo di lavoro presso l'Università di North Carolina (USA) e pubblicato dalla rivista 'Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology'. Gli esperti hanno studiato la variazione di spessore delle pareti dell'arteria carotidea in relazione alle infezioni gengivali in una popolazione di oltre 6.000 persone, con un range di età compresa tra i 52 e i 75 anni. La periodontite è stata misurata esaminando il distacco dei tessuti dai denti. I risultati hanno evidenziano un chiaro legame tra periodontite e aterosclerosi: il rischio di ispessimento della parete interna della carotide è il doppio del normale in caso di gengivite grave mentre è 1.4 volte superiore allamedia nel caso di gengivite moderata. "Questa è la prova palese che la gengivite e la periodontite possono provocare alterazioni che sia pur non evidenti dal punto di vista clinico, possono essere alla base degli ispessimenti dei vasi sanguigni. |
lunedì 31 gennaio 2011
ATEROSCLEROSI ED INFEZIONI GENGIVALI
mercoledì 26 gennaio 2011
ATM E MEDICINA TRADIZIONALE CINESE
disordini temporo-mandibolari e quanto la Medicina Tradizionale Cinese possa
permettere di considerare in gnatologia ( in ambito diagnostico e terapeutico),
ci siamo convinti sempre più che in un inquadramento serio non si possa mai
prescindere da una, pur breve, considerazione anatomo-fisiologica
dell’articolazione. Uno dei rischi più frequenti riguarda la possibilità che la
valutazione diagnostica e la conseguentemente impostazione terapeutica vengano
eseguite senza che vi sia adeguata conoscenza dei fondamenti fisiopatologici
dell’ATM.
Rumori o algie più o meno simili possono descrivere situazioni
differenti, alterazioni non evidenziabili con facilità, nascondere problematiche
presenti e spesso croncizzate ed adattatesi spontaneamente. Per formulare una
diagnosi corretta è indispensabile sapere cosa cercare e soprattutto come
cercare.
Non è sicuramente sufficiente accomunare ( per presenza
concomitante ) una cefalea muscolo- tensiva ad una malocclusione ad uno spasmo
della muscolatura elevatoria per diagnosticare patologia dell’articolazione
temporo mandibolare o DTM. Si potrebbe altrettanto facilmente verificare infatti
che un soggetto con iperfunzione muscolare masticatoria (ed il più delle volte
associata a tensioni muscolare generalizzata) modifichi il suo pattern di
crescita oro-facciale (9) e, ad esempio, sviluppi una malocclusione conseguente
e non primaria rispetto al disturbo funzionale.
In tale soggetto,
l’iperfunzione muscolare ( e non la malocclusione) e lo stato continuo di
tensione, possono generare prima o poi cefalea tensiva, dorsalgie, lombalgie,
rachialgie; l’alterazione emotiva ( rabbia, frustrazione, repressione ecc…) che
produce spesso questa condizione può contemporaneamente produrre gastralgie,
turbe dell’alvo, colonpatie funzionali, disturbi del sonno e molto altro
ancora..
Questa “parafunzione ad origine centrale” richiederebbe un aiuto
sistemico (il più delle volte neurologico, psichiatrico o
psicologico-comportamentale) per innalzare il livello di resistenza al fattore
stressogeno del paziente (2, 3) e ridurre la sovrasollecitazione muscolare e
neurologica.
In questo caso lavorare unicamente sulla malocclusione (
ricordiamo “ effetto” e non causa del problema primario) può avere unicamente
uno scopo “ stabilizzante” sulla posizione condilare all’interno della fossa… e
nulla più.
venerdì 21 gennaio 2011
Pioggia di universitari dalla Romania
Notizie - Abruzzo
Facoltà di medicinaAspiranti medici e
odontoiatri italiani iniziano gli studi nelle facoltà dell'Est
Grazie al Tar e a direttive europee possono proseguirli all'Aquila
Eludono i test per il numero chiuso iscrivendosi
all'estero e poi trasferendosi
Pioggia di universitari dalla Romania
italiani immatricolati in Romania nelle facoltà aquilane di medicina
e odontoiatria? Si direbbe di sì visto che ormai, dopo i circa
quindici ricorsi accolti dal Tar Abruzzo qualche settimana fa,
continua ad arrivare una valanga di sentenze brevi attraverso le
quali gli aspiranti medici che hanno iniziato il cammino
universitario in Romania ora possono completarlo all'Aquila, in
ossequio a una serie di norme europee sulla libera circolazione degli
studenti. Nei giorni scorsi, infatti, il Tar ha accolto i ricorsi di
altri dodici aspiranti camici bianchi che contestavano il rifiuto
serbato dall'Università a trasfersi all'Aquila. Gli studenti
provengono tutti dalla Vasile Goldis di Arad, dove si sono
immatricolati lo scorso anno. In Italia vige il sistema del numero
chiuso e accedere alla facoltà di medicina o odontoiatria significa
aver superato il test d'ammissione, in verità abbastanza
impegnativo. Immatricolarsi in una università romena dà quindi la
possibilità, a chi magari è stato escluso in Italia, di iniziare il
percorso di studi salvo poi trasferirsi e conseguire in patria la
laurea. Un modo per eludere il numero chiuso negli atenei nazionali o
una brillante iniziativa (per chi può permetterselo, naturalmente),
sfruttando la normativa Ue? Se la normativa Ue consente tutto questo
che senso ha continuare in Italia con i test d'ammissione se poi,
l'anno successivo, la popolazione studentesca si arricchisce in virtù
di una sentenza che non può non tenere conto delle leggi e dei
regolamenti comunitari? I ricorsi presentati, e tutti accolti (tranne
uno inoltrato in ritardo), contestavano il diniego di nulla osta al
proseguimento degli studi presso l'Università dell'Aquila in base
all'elenco dei posti disponibili per l'iscrizione ad anni successivi
al primo. Normalmente questo è consentito a chi proviene da altri
atenei italiani, sempre in base ad un bando per i posti disponibili.
Ma il Tar ha eccepito che il bando in questione «non fissa alcuna
preclusione nei confronti di studenti provenienti da Università
estere». Il Tar ha anche sancito che «una diversa interpretazione
sarebbe contraria all'apicale principio di libertà di circolazione e
soggiorno nel territorio degli Stati comunitari, suscettibile di
applicazione non irrilevante nel settore dell'istruzione, neppure
essendo stata in alcun modo opposta (e, per vero, neppure
prospettata) la non equipollenza delle competenze e degli standards
formativi richiesti per l'accesso all'istruzione universitaria
nazionale». A.Bag.
mercoledì 19 gennaio 2011
UN'ALTERNATIVA ALLE PINZE DA ESTRAZIONE?
Queste metodiche non necessitano di pinze o periotomi o di frese chirurgiche, ma si basano sulla trazione estrusiva di perni avvitati nel canale radicolare.
Si avvitano all'interno delle radici a livello dei canali radicolari delle viti che hanno rispetto gli strumenti endodontici la differenza di avere spire più ampie ed essere più robuste
Alcuni esempi di dispositivi, reperibili anche in Italia, sono il sistema Benex della Helmut Zepf GMBH e commercializzato anche da Meisenger o il sistema Easy X-TRAC system della A Titan Instruments Inc.
Il sistema Sapian Root Removal differisce di poco dai primi ed è reperibile esclusivamente in USA.
Una tecnica minimamente traumatica durante l'estrazione radicolare è di fondamentale importanza per la preservazione dei tessuti duri e molli. Pinze, leve, lussatori fini, periotomi di varie angolazioni, dispositivi piezoelettrici, in pratica un armadietto solo per estrarre le radici. Una dettagliata classificazione per la tempistica del posizionamento implantare a seguito di una estrazione è stata discussa al 3° ITI Consensus Conference e pubblicata sul supplemento del JOMI
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venerdì 14 gennaio 2011
ESCISSIONE DI UN FIBROMA
Il primo intervento è volto a normalizzare le superfici irregolari causa scatenante della lesione facendo attenzione ad una corretta intercuspidazione tra le due arcate.
Di seguito sono raffigurate attraverso le sequenze fotografiche tutti i passaggi dell'intrvento dall'anestesia all'applicazione dei punti di sutura.
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lunedì 10 gennaio 2011
ATEROSCLEROSI ED INFEZIONI GENGIVALI
serio pericolo che non minaccia infatti solo la salute dei denti, ma provoca
anche ispessimenti delle pareti dei vasi sanguigni, mettendo a rischio il
benessere dell'apparat
E' la estrema sintesi di uno studio del gruppo di
lavoro presso l'Università di North Carolina (USA) e pubblicato dalla rivista
'Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology'. Gli esperti hanno studiato
la variazione di spessore delle pareti dell'arteria carotidea in relazione alle
infezioni gengivali in una popolazione di oltre 6.000 persone, con un range di
età compresa tra i 52 e i 75 anni.
La periodontite è stata misurata
esaminando il distacco dei tessuti dai denti. I risultati hanno evidenziano un
chiaro legame tra periodontite e aterosclerosi: il rischio di ispessimento della
parete interna della carotide è il doppio del normale in caso di gengivite grave
mentre è 1.4 volte superiore allamedia nel caso di gengivite
moderata.
"Questa è la prova palese che la gengivite e la periodontite
possono provocare alterazioni che sia pur non evidenti dal punto di vista
clinico, possono essere alla base degli ispessimenti dei vasi sanguigni.
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lunedì 3 gennaio 2011
IMPIANTI IUXTAOSSEI
Gli impianti iuxtaossei possono essere impianti totali, in caso di edentulie
totali, in pazienti in cui i tentativi di altre risoluzioni proteiche non
siano
stati possibili e non abbiano offerto risultati affidabili; oppure
impianti
parziali .
Essi hanno forma di griglie metalliche, di
materiale inerte,
che vengono appoggiate sulla struttura ossea, dopo aver
scollato la mucosa e il
periostio. Le griglie dovevano coprire la maggior
superficie possibile della
struttura ossea, ancorandosi maggiormente nelle
zone più idonee a scaricare le
forze che su di essa agiscono. In questo tipo
d’ intervento, la collaborazione
tra odontoiatrica e tecnico deve essere
perfetta.
Al paziente viene scollata la
mucosa e il periostio, in modo da
scoprire l’ osso sul quale deve essere
costruito l’ impianto; dopo aver
preso l’ impronta della parte ossea, si
suturano provvisoriamente le mucose
così da lasciare al tecnico di ricostruire
la griglia. Terminata la
costruzione di quest’ ultima che deve essere il più
possibile aderente all’
osso, con un secondo intervento si scrollano” ex novo “
mucosa e periostio al paziente e vi si colloca la griglia; si riuniscono tramite
sutura le
mucose e si attende la guarigione. Durante la progettazione quando si
prevede che la griglia possa avere poco potere ritentivo, si devono
progettare
delle ritenzioni ( rappresentate da microviti e fili ), che
servono a fissare la
struttura all’ osso. A guarigione avvenuta l’ impianto
avrà acquistato stabilità
e ritenzione e si passerà, quindi, alla
costruzione della protesi
definitiva.
I principali griglie iuxtaossee
sono:
Griglia frontale
superiore: indicata per trattamenti singoli a
livello di mascellare, è
costituita da un impianto iuxtaosseo di tipo
parziale con appoggio sulle
superfici vestibolari e palatali.
Griglia
parziale mentoniera: indicata per
edentulie totali mandibolari, è dotata,
generalmente di due falsi monconi con
funzioni di ancoraggio tra protesi
mobili ad appoggio distale.
Griglia
monolaterale: utilizzata, ai fini
stabilizzanti, solchi longitudinali o
trasversali incisi direttamente sulla
cresta ossea a livello delle sue superfici
mesiali e distali.
Griglia
subcorticale: risevata ai casi in cui la lama
edoossea non è utilizzabile, a
causa della particolare superficialità del canale
mandibolare. E’
prefabbricata, dotata di larghe maglie, è viene applicata
sfruttando
adeguati solchi tracciati sull’ osso.